Il Mulino

L’antico Mulino ad acqua fu rinvenuto in assoluto stato di abbandono e la sua attività risultava dismessa da oltre un decennio. Si tratta del primo Mulino ad acqua di Ragusa recuperato e restaurato da un privato cittadino.

Con il recupero fu possibile riattivare e rendere funzionale la struttura nella sua originaria destinazione di “Mulino ad acqua” nel rispetto delle sue prerogative di attività artigianale e manifatturiera e soprattutto con la prerogativa di utilizzare il tradizionale procedimento della macina di frumento, proveniente da coltivazioni esclusivamente biologiche, per la produzione di farina integrale, da utilizzare nella preparazione di tipici prodotti ragusani.

Al Mulino si è voluto anche affidare il compito di “Museo di se stesso” e, con opportune finestrelle in vetro e con un artistico impianto di illuminazione, si è voluta lasciare la possibilità di osservare ed ammirare la stanza dell’acqua, l’originario canale di precipitazione, il suggestivo scenario ambientale degli speroni rocciosi, nonché l’alveo del torrente.

Cenni storici

Il Mulino denominato “ro mulinaro Giummarra” così come testimonia una ritrovata epigrafe scalfita certamente dallo stesso mugnaio sull’architrave lapideo della porta di accesso alla stanza della macina “Marius Giummarra Mugnajus“.
Il suo contesto è quello delle storiche “Cave Tributarie dell’Irminio” prospicente il torrente S. Leonardo lungo un sentiero che risale la vallata S. Domenica che lo collega ad un altro mulino ad acqua oggi completamente abbandonato e successivamente la Chiesa del Carmine costituendo lo storico percorso che, attraverso gli aspri ma fertili orti a terrazzamento collegava la nuova città post-terremoto con Ragusa Ibla.